Autori

  •  Nikolaj Vasil'evič Gogol'

    Nikolaj Vasil'evič Gogol'

     Nikolaj Vasil'evič Gogol' (Bol'šie Soročincy20 marzo 1809 – Mosca21 febbraio 1852) è stato uno scrittore e drammaturgo russo. Gogol' è considerato uno dei grandi della letteratura russa. Già maestro del Realismo, si distinse per la grande capacità di raffigurare situazioni satirico-grottesche sullo sfondo di una desolante mediocrità umana, o di quella che è stata definita pošlost' (in russo: пошлость) con uno stile visionario e fantastico tanto da essere definito da molti critici un precursore del Realismo magico. Tra le opere più significative si ricordano i racconti Taras Bul'ba (1834) e Arabeschi (1835), la commedia L'ispettore Generale (1836), la raccolta I Racconti di Pietroburgo (1842) (in realtà cinque racconti accomunati dall'ambientazione nella capitale e nati dall'esperienza dell'autore in essa, ma soltanto successivamente riuniti in una raccolta dai critici) e il romanzo Le anime morte (1842).

    Tratto da Wikipedia

  • Andrea Zanotti

    Andrea Zanotti

    Andrea Zanotti è nato a Bolzano nel 1977 e si è laureato nel 2002 in economia e commercio presso l’università di Trento. Forze Ancestrali è il primo volume di una trilogia fantasy che con cui ha dato il via al progetto “Infiniti mondi”, un non luogo che fornirà l’habitat ideale per scrittori indipendenti e lettori attenti, desiderosi di liberarsi del paraocchi imposto loro dalle case editrici dominanti e dagli editori a pagamento.

  • Anna Frank

    Anna Frank

    Anna Frank, (Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, febbraio o marzo 1945).  La crisi economica, la salita al potere di Hitler e i crescenti sentimenti antisemitici pongono fine alla serenità della loro vita familiare. Otto Frank e la moglie Edith decidono, come molti altri ebrei, di lasciare la Germania. Ed il 6 luglio 1942 saranno costretti a nascondersi. Il mattino del 4 agosto 1944, attorno alle 10.00, la Gestapo fece irruzione nell'alloggio segreto, in seguito ad una segnalazione da parte di una persona che non è mai stata identificata. La data della morte di Anna , dovuta a malattia e a stenti, non è certa. Il 15 aprile 1945 l’esercito inglese liberò Bergen-Belsen.

  • Arthur Conan Doyle

    Arthur Conan Doyle

    Sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo22 maggio 1859 – Crowborough7 luglio 1930) fu uno scrittoremedico e poeta scozzese considerato, insieme ad Edgar Allan Poe, il fondatore di due generi letterari: il giallo e il fantastico. In particolare, Doyle è il capostipite del sottogenere noto come "giallo deduttivo", reso famoso dal personaggio dell'investigatore Sherlock Holmes; la produzione dello scrittore, tuttavia, spazia dal romanzo d'avventura alla fantascienza, dal soprannaturale ai temi storici.

     

  • Bert D'Arragon

    Bert D'Arragon

    Bert d'Arragon, nasce in Westfalia nel nord della Germania nel 1964, da una famiglia dalle antiche origini spagnole. Ha studiato Storia medievale e letteratura tedesca, ma anche teatro e musica, in Germania. Poi stufo di stare in Germania (pioveva sempre!) a 21 anni si è trasferito in Italia, a Firenze, laureandosi in Preistoria (Paletnologia). Contemporaneamente ha iniziato le ricerche per “La Libellula”, romanzo ispirato ad una sua storia d’amore (finita male).
    L ’87, lo vede impegnato nel circolo Arcigay, continuando a studiare e a lavorare come Archeologo, soprattutto in Sardegna, ma anche in Valle d’Aosta, Malta e naturalmente in Toscana. All'età di 35 anni, lascia l’Archeologia (mestiere senza soldi!), per diventare funzionario pubblico e insegnante di Yoga e Meditazione Tibetana. Acquista una casa in un piccolo borgo sull’Appennino, con panorama mozzafiato, per ricominciare, all’età di quarant'anni a scrivere romanzi, di cui il primo è stato la rielaborazione della vecchia Libellula di vent’anni prima. Nel 2008 ha vinto il premio intitolato a Tiziano Terzani “Firenze per la cultura di Pace” con il racconto: "Un filo d'erba sotto la tenda di ieri", sul Tibet.

    Oltre alla passione per la letteratura, la storia, le camminate silenziose in montagna o in riva al mare, ama la musica classica, la barca a vela e la buona cucina.

     

  • Bruno Sperani (Beatrice Speraz)

    Bruno Sperani (Beatrice Speraz)

    Bruno Sperani, pseudonimo di Vincenza (Beatrice) Speraz , nata a Spalato, in Dalmazia nel 24 di luglio1839. Nata da Elena Alessandri, donna della vecchia nobiltà provinciale, e da Marino Pare-Spèrac, slavo di modeste origini. Rimasta orfana in giovane età di entrambe i genitori, viene allevata in Istria da parenti della madre. Appena compiuti i 18 anni la maritano forzatamente con Giuseppe Vatta, che non ama, ma da cui avrà tre figli. Alla soglia dei trent’anni, innamoratasi del triestino Giuseppe Levi, Beatrice abbandona la famiglia e si rifugia in un’unione forzatamente clandestina con l’amato di antica famiglia triestina. La coppia si trasferisce a Bologna, ed avranno quattro figlie che sono ancora bambine quando il padre viene a mancare, nel 1875, lasciando la moglie nella necessità di provvedere autonomamente al loro sostentamento. Si mette così a scrivere e nel 1876 pubblica la sua prima novella. Vive a Milano dal 1876 e qui descrive le attività del mondo operaio e socialista. Nel 1885 conosce il pittore Vespasiano Bignami, a cui la lega da subito una profonda passione ricambiata, che potrà però coronarsi soltanto nel 1914, quando, in seguito alla morte di Vatta, i due godranno del diritto a congiungersi in matrimonio. Grazie alla raggiunta serenità affettiva, Beatrice può finalmente dedicarsi completamente all’attività letteraria, che conosce dalla metà degli anni Ottanta una stagione lavorativa particolarmente intensa e felice. Sofferente in salute negli ultimi anni, Beatrice Speraz si spegne nella notte del 2 dicembre 1923, all'età di 84 anni, amorevolmente assistita da Bignami.

     

     

  • Carolina Invernizio

    Carolina Invernizio

    (Voghera, 1851—Cuneo, 27 novembre 1916)

    Scrittrice tra le più popolari del secondo ottocento, deve la sua fama al genere del romanzo d’appendice, oggi definito fiction. Le storie seguono sempre un intreccio complesso e caratterizzato da tinte fosche che richiamano il romanzo gotico del primo romanticismo. Scrittrice prolifica, scrisse ben 123 romanzi, da diversi dei quali furono realizzate alcune delle prime pellicole cinematografiche.

  • Charles John Huffam Dickens

    Charles John Huffam Dickens

    Charles John Huffam Dickens; Portsmouth, 7 febbraio 1812 – Higham, 9 giugno 1870) è stato uno scrittore, giornalista e reporter di viaggio britannico. Considerato uno dei più noti e popolari romanzieri.

    Il padre John Dickens era un funzionario della Marina Militare inglese e la madre Elizabeth Barrow, figlia di un funzionario statale. Secondo di otto figli, sviluppa già nella prima adolescenza, una profonda passione per la lettura. Nel 1824 il padre viene arrestato per debiti e rinchiuso in prigione e Charles andrà a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe. Una sporca baracca infestata dai topi, dove incollava etichette sui flaconi di lucido per scarpe, insieme ad alcuni coetanei. Verso i tredici anni potrà riprendere gli studi per abbandonarli due anni dopo, perché il padre non può permettersi la retta. Entrerà quindi in uno studio legale come praticante, ma la professione non gli piace ed inizierà a studiare stenografia. Nel 1828 abbandonerà lo studio legale per svolgere l'attività di stenografa presso alcuni tribunali. Verso i diciotto anni, s'innamorerà della figlia di un funzionario di banca, ma la disapprovazione dei genitori di lei li porterà ad una rottura del fidanzamento. Nello stesso periodo comincerà a scrivere per un quotidiano e nel 1836 il suo primo romanzo che uscirà a puntate: Quaderni di Pickwick Il Circolo Pickwick e si sposerà, in fretta e furia, con Catherine Hogarth, la figlia del direttore del giornale. Nel 1837 uscirà su di una rivista: Oliver Twist e nascerà il primogenito Charles Culliford Boz. Si trasferiranno nell'appartamento londinese, dove andrà ad abitare con loro anche la cognata sedicenne Mary, che morirà a maggio. Lo scrittore subì una grave crisi psicologica da questa perdita, che lo rallentò nella stesura dei romanzi. Nel 1842, ormai scrittore conosciuto, effettuerà un viaggio con la moglie negli Stati Uniti. Tra il 1844 ed il 1845 soggiornerà a Genova per lungo tempo e visiterà altre città italiane, scrivendone poi in Impressioni d'Italia. Nel 1850 verrà pubblicato David Copperfield, la moglie si ammala ed una figlia muore improvvisamente. Georgina, la cognata di 12 anni più giovane della moglie, si trasferì da loro più tardi e non abbandonò la casa nemmeno in seguito alla loro separazione legale nel 1858, tollerando in seguito la nuova relazione di Charles con Ellen Ternan. Negli ultimi mesi del 1865 comincerà a star male ed il 9 giugno del 1870 a 58 anni, morirà a causa di un'emorragia cerebrale.

  • Emilio Salgari

    Emilio Salgari

    Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgàri (Verona, 21 agosto 1862 – Torino, 25 aprile 1911) è stato uno scrittore italiano di romanzi d'avventura molto popolari. Studiò per diventare capitano di marina, occasione che gli fruttò un unico imbarco lungo le sponde dell'Adriatico, ma non diventò mai capitano di marina, anche se per tutta la vita amò fregiarsi impropriamente di questo titolo. I suoi libri, oltre 80 opere di natura romanzesca ed avventurosa, anche se non privi di difetti sul piano formale e strutturale, sono ancora tra i più letti della letteratura per ragazzi.

    Tutti romanzi sono ambientanti in paesi esotici e lontani, che in realtà lui non vide mai e che furono frutto di ricerche estenuanti in biblioteca.

    All'amico pittore Gamba aveva scritto nel 1909:

    « La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere. »

    Scriveva fumando cento sigarette al giorno e bevendo vino marsala.

    Costretto dai contratti a scrivere tre libri l'anno, a beneficiarne furono soprattutto gli editori lasciandolo disperatamente povero e fortemente indebitato per sostenere le spese mediche della moglie, affetta da disturbi mentali.

    Morì suicida a 49anni, lasciando queste righe agli editori: « A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate  miei funerali. Vi saluto spezzando la penna. »

    Emillio Salgari

     

  • Federico De Roberto

    Federico De Roberto

    Federico De Roberto (Napoli, 16 gennaio 1861 – Catania, 26 luglio 1927) Nacque a Napoli nel 1861, da Federico senior, ex ufficiale di stato maggiore del Regno delle Due Sicilie e dalla nobildonna catanese Marianna Asmundo. Trasferitosi con la famiglia a Catania nel 1870 dopo che il giovanissimo Federico subì la dolorosa perdita del padre, travolto da un treno sui binari della stazione di Piacenza. Da allora, salvo una lunga parentesi milanese e una più breve a Roma, Federico visse all'ombra, gelosa e possessiva, di donna Marianna.

    Decisivo per De Roberto, fu il soggiorno a Milano nel 1888, dove fu introdotto da Verga nella cerchia degli Scapigliati, e conobbe Emilio Praga, Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa e Giovanni Camerana, consolidando sempre più la sua amicizia con lo stesso Verga e Capuana.

    Nel periodo del suo soggiorno milanese collaborò al Corriere della Sera e pubblicò diverse raccolte di novelle e romanzi, fra i quali quello che è considerato il suo capolavoro, I Viceré, nel 1894.

    Il ciclo degli Uzeda, la grande dinastia catanese discendente dai viceré spagnoli, le cui imprese popolano le pagine de I Viceré (1894), s’inizia già ne L’illusione (1891) con la particolare raffigurazione di un inquieto personaggio femminile, Teresa Uzeda Duffredi di Casaura; che ruota tra illusione e realtà, con i conseguenti motivi della nevrosi e delle inibizioni.

    <<Sognavo di raggranellare una sommetta per riscattare gli stocks delle edizioni invendute dei miei libri per darli al fuoco. Poi venne la guerra e con essa, non che mettere quattrini da parte, nacque l’improvvisa necessità di battere moneta: Ti giuro – e mi devi credere – che se avessi saputo o potuto, se mi avessero preso, avrei fatto il contabile, il magazziniere, lo scaricatore, il lustrascarpe (guadagnano 40 lire quotidiane), per forza di cose dovetti invece di bruciare le edizioni invendute, accettare che si ristampassero quelle esaurite da venti e trent’anni e ricominciare a metter nero su bianco. E’ la sola cosa ch’io sappia o possa fare e nella quale riesca a cavare qualche poco di denaro»

    [Da una lettera di De Roberto a Giovanni Verga]

     

  • Fëdor Michajlovič Dostoevskij

    Fëdor Michajlovič Dostoevskij

    Fëdor Michajlovič Dostoevskij (Mosca, 11 novembre 1821– San Pietroburgo, 9 febbraio 1881) è stato uno scrittore e filosofo russo.

    Fëdor, secondo di otto figli, nasce a Mosca nel 1821 da Michail Andreevič Dostoevskij, un medico militare russo, figlio di un arciprete ortodosso e Marija Fëdorovna Nečaeva, proveniente da una famiglia di ricchi e prosperi commercianti russi.

    Il 16 gennaio 1838 entra alla Scuola Superiore del genio militare di San Pietroburgo, dove studia ingegneria militare, frequentandola però controvoglia essendo i suoi interessi già orientati verso la letteratura.

    L'8 giugno 1839 il padre, che si era dato al bere e maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente dagli stessi. Alla notizia della morte del padre, Fëdor ebbe il suo primo attacco di epilessia, malattia che lo perseguiterà per tutta la vita. Nell'agosto 1841 viene ammesso al corso per ufficiali e l'anno seguente viene promosso sottotenente. L'estate successiva entra in servizio effettivo presso il comando del Genio di San Pietroburgo.

    Il 12 agosto 1843 Fëdor si diploma, ma nell'agosto 1844 dà le dimissioni, lascia il servizio militare e, rinunciando alla carriera che il titolo gli offre, lottando contro la povertà e la salute cagionevole, comincia a scrivere il suo primo libro, Povera gente (Bednye Ljudi), che vede la luce nel 1846 e ha gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov. In questo primo lavoro, lo scrittore rivela uno dei temi maggiori della produzione successiva: la sofferenza per l'uomo socialmente degradato e incompreso.

    Nell'estate Dostoevskij inizia a scrivere il suo secondo romanzo, Il sosia (Dvojnik), storia di uno sdoppiamento psichico che non ha però il consenso del primo romanzo, e a novembre, in una sola notte, scrive Romanzo in nove lettere (Roman v devjati pisem). Vedono successivamente la luce alcuni racconti su varie riviste, tra i quali i romanzi brevi Le notti bianche (1848), racconto insieme sentimentale e allucinato il cui personaggio principale è un giovane sognatore che si innamora di una fanciulla incontrata per caso e Netočka Nezvanova.

    Nel 1849, per aver frequentato il circolo di M. V. Petraševskij, propugnante un socialismo utopistico, e avendo letto in pubblico la lettera di Belinskij a Gogol′, fu arrestato. Condannato a morte, l'esecuzione fu sospesa quando egli era già sul patibolo, e fu mandato a passare quattro anni di lavori forzati in Siberia.

    Nel 1857 sposa Marija Isaijeva, vedova con un figlio, Pavel. Il 18 marzo 1859, congedato dall'esercito, lo scrittore ottiene il permesso di rientrare nella Russia europea stabilendosi a Tver', il capoluogo più vicino a San Pietroburgo poiché l'ingresso nella capitale non gli è ancora concesso.

    il 15 aprile 1864 gli muore la prima moglie e, poco dopo, il 10 luglio il fratello Michail, che gli lascia enormi debiti da pagare. L'anno successivo compie un viaggio in Europa, dove, cercando di risolvere le proprie difficoltà economiche, gioca disperatamente alla roulette, col risultato di peggiorare ulteriormente la sua condizione finanziaria.

    Nel 1866 inizia la pubblicazione, a puntate, del romanzo Delitto e castigo. Conosce una giovane e bravissima stenografa, Anna Grigor'evna Snitkina, grazie alla quale riesce a dare alle stampe, nello stesso anno, Il giocatore, opera in cui Dostoevskij racconta le disavventure di alcuni personaggi presi dal vizio della roulette. Nel 1867 sposa Anna a San Pietroburgo e parte con lei per un nuovo viaggio in Europa, a Firenze, dove comincia a scrivere L'idiota.

    Nel 1868 nasce la figlia Sonja, che vive solo tre mesi.

    Nel 1869 nasce la seconda figlia, Ljubov' (in russo, "amore") e pubblica il romanzo breve L'eterno marito.

    Nel 1870 lavora intensamente al romanzo I demoni, con cui l'autore sembra rinnegare definitivamente il proprio passato di libero pensatore nichilista. L'anno successivo nasce il terzo figlio, Fëdor, e Dostoevskij rinuncia una volte per tutte al vizio del gioco e, grazie agli introiti derivatigli dalla pubblicazione dei Demoni, può tornare a San Pietroburgo e affrontare i suoi creditori. Stringe amicizia con Konstantin Pobedonoscev - uno degli intellettuali più influenti e più conservatori di Russia - che di lì a qualche anno diventerà procuratore del Santo Sinodo e scomunicherà Lev Tolstoj. Nello stesso anno Dostoevskij assume la direzione della rivista conservatrice Graždanin ("Il cittadino"), dove inizia a pubblicare dal 1873 il Diario di uno scrittore, una serie di articoli d'attualità nei quali emergerà anche l'antisionismo dell'autore. Dostoevskij, infatti, come dichiarerà nel suo articolo Il problema ebraico, (marzo 1877), in risposta a un attacco da parte di un corrispondente ebreo, che egli "non odiava l'ebreo come popolo ma gli ebrei d'alto rango, i Re delle borse, i padroni delle banche, che influenzavano la politica internazionale; e gli ebrei usurai, gli sfruttatori delle popolazioni autoctone, citando gli esempi dei negri d'America e della popolazione lituana".

    Nel 1875 nasce il figlio Aleksej, che morirà prematuramente il 16 maggio 1878 in seguito a un attacco di epilessia, la stessa malattia di cui soffriva il padre.

    Nel 1879 viene invitato a partecipare al Congresso letterario internazionale a Londra e in sua assenza, su proposta di Victor Hugo, eletto membro del Comitato d'onore. Vive, ormai in condizioni agiate, fra Staraja Russa e San Pietroburgo. Nello stesso anno gli viene diagnosticato un enfisema polmonare.

    Muore improvvisamente, in seguito a un repentino aggravarsi del suo enfisema, il 28 gennaio 1881 a  60 anni a San Pietroburgo, nello stesso appartamento dove ora si trova il museo di San Pietroburgo a lui dedicato. La moglie Anna testimonia di aver consegnato a Fëdor (che ne aveva fatto richiesta), nello stesso mattino del decesso, il Vangelo di Tobol'sk che aveva sempre tenuto con sé; Fëdor lo apre a caso e fa leggere la moglie:

    « Ma Giovanni lo trattenne e disse: io devo essere battezzato da te e non tu da me. Ma Gesù gli rispose: non trattenermi... »

    A queste parole Fëdor commenta:

    « Senti Anja, 'non trattenermi' vuol dire che debbo morire »

    (A. G. Dostoevskaja, Dostoevskij marito)

    Tratto da Wikipedia.org

  • Filippo Semplici

    Filippo Semplici

    Filippo Semplici nato nel 1976 , vive a Barberino Val d’Elsa. Da sempre attratto dal mistero, ha già pubblicato il suo primo racconto: “Il Cucciolo”, nella rivista “Futuro News”. Senza paura è il suo secondo racconto pubblicato da Tabula Fati.

  • Florence Montgomery

    Florence Montgomery

    Florence Montgomery (Londra, 1843 – 1923) è stata una scrittrice inglese.

    Nata a Chelsea, Londra il 17 gennaio 1843, fu seconda dei sette figli dell'ammiraglio Alexander Leslie Montgomery. Suo padre era anche un parlamentare che riuscì a conseguire il titolo di baronetto nel 1878. Il padre era un cugino della baronessa von Tautphoeus (1807-1893), nota come scrittrice. Scrisse numerosi libri per ragazzi, ma è nota soprattutto per il romanzo Incompreso (Misunderstood, 1869), tradotto e diffuso in tutto il mondo: la storia di un bambino costretto a soffocare il proprio dolore, e degli adulti incapaci di capirlo. Il libro rivela notevole acume psicologico. Morì a 80 anni a Londra.

     

  • Georges Ohnet

    Georges Ohnet

    Georges Ohnet (Parigi, 3 aprile 1848 – Parigi, 5 maggio 1918) è stato uno scrittore francese.

    Scrisse molti romanzi, tutti riuniti nel ciclo Les batailles de la vie (Le battaglie della vita) che ebbero vasta diffusione di pubblico all'epoca e anche una discreta quantità di riduzioni per il teatro. I romanzi sono soprattutto imperniati sul conflitto, a lui contemporaneo, fra l'aristocrazia in declino e le forze borghesi in ascesa nel campo sociale.

    Spesso il motivo sociale dei suoi scritti sfocia in facile sentimentalismo, come ad esempio Il padrone delle ferriere (Le Maître de forges), del 1882, dove il protagonista diviene, idealmente, il modello di ogni virtù.

    Morì a 70 anni a Parigi.

    wikipedia.org

  • Gilbert Keith Chesterton

    Gilbert Keith Chesterton

    Gilbert Keith Chesterton (Londra, 29 maggio 1874 – Beaconsfield, 14 giugno 1936) è stato uno scrittore, giornalista e aforista inglese.

    Nacque a Londra da una famiglia borghese di confessione anglicana. Il padre era Edward Chesterton e la mamma era Marie-Louise Grosjean.

    Chesterton manifesta fin da giovane un forte spirito d'indipendenza: studente alla Slade School of Art, dove studia pittura. Dapprima si fa conoscere come critico d'arte e come critico letterario, poi inizia a scrivere articoli polemici nei quali, con uno stile brillante e pieno di humour, attacca tutto ciò che stima essere un errore dei tempi moderni. In seguito frequenterà l’University College di Londra, che però abbandonerà senza aver conseguito la laurea.

    A vent’anni, complici l’insuccesso universitario, l’allontanamento dai rapporti di amicizia del periodo scolastico e l’insorgere di tante domande sulla vita, Chesterton viene colpito da una grave forma di depressione e da una crisi di scetticismo durante la quale si avvicina allo spiritismo.

    Superata questa grave crisi attraverso le letture, in particolare del Libro di Giobbe, si assiste ad una vera e propria rinascita. Nel 1895 Chesterton inizia a lavorare per l’editore londinese Redway e per T. Fisher Unwin. Molti suoi lavori vengono pubblicati in diversi giornali.

    Nel 1900 scrive la sua prima raccolta di poesie, The Wild Knight. L’anno seguente sposa Frances Blogg. Nel 1905 pubblica Eretici. Tre anni dopo, nel 1908, scrive Ortodossia, forse il suo saggio più importante, una sorta di autobiografia filosofica, che continua in parte tematiche apparse nell’opera del 1905. Nel 1909 si trasferisce con la moglie a Beaconsfield dove vivrà fino alla morte.

    Tra il 1911 e il 1936 Chesterton inizia a scrivere i racconti di padre Brown (molti dei quali ancora inediti).

    Nel 1922 Chesterton si converte al cattolicesimo, anche grazie all’amicizia di padre John O’Connor (il sacerdote irlandese che gli ispirerà il personaggio di padre Brown) e di Hilaire Belloc. Nel 1934, dopo aver ricevuto diverse lauree honoris, gli viene conferito il titolo di cavaliere dell’Ordine di San Gregorio Magno.

    Il gran numero di opere da lui scritte affrontano vari generi, dai romanzi ai racconti, dalle poesie alle biografie (tra cui una su Charles Dickens), fino alle opere teatrali.

    Amante del paradosso e della polemica, della ricca produzione di Chesterton fanno parte opere polemiche, un'opera di stampo storico e saggi di ispirazione cattolica. I suoi romanzi testimoniano invece un'immaginazione vivace, paradossale e talora stravagante. Celebre è la ricca serie di racconti polizieschi che hanno per protagonista padre Brown.

    Alto circa centonovanta centimetri per oltre centotrenta chilogrammi, Chesterton in trent'anni di attività ha scritto quasi cento libri e un numero difficilmente calcolabile di articoli, partecipando a numerose dispute con altri grandi letterati.

    Amò molto l'Italia, dove si è recato più volte; qui trovò presto un pubblico affezionato, grazie anche alle prime traduzioni delle sue opere come "Le avventure di un uomo vivo" e la serie di Padre Brown.

    Jorge Luis Borges ebbe modo di dire su Chesterton: "La letteratura è una delle forme della felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton".

    Gilbert Keith Chesterton muore il 14 giugno 1936. Dopo il funerale, svoltosi nella cattedrale di Westminster e fu officiato da monsignor Ronald Knox - anch'egli convertito al cattolicesimo e scrittore di gialli - la salma di Chesterton è stata sepolta nel cimitero cattolico di Beaconsfield, dove ancora oggi riposa.

  • Giovanni Trisciuoglio

    Giovanni Trisciuoglio

    Giovanni Trisciuoglio (Foggia 24 giugno 1901 - Firenze 24 ottobre 1972)

  • Grazia Deledda

    Grazia Deledda

    Maria Grazia Cosima Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936) è stata una scrittrice e traduttrice italiana, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926.

    Nacque a Nuoro, quinta di sette tra figli e figlie, in una famiglia benestante. Dopo le elemen-tari, Grazia Deledda venne seguita privatamente da un professore che le impartì lezioni di italiano, latino e francese (i costumi del tempo non consentivano alle ragazze un'istruzione oltre quella primaria e, in generale, degli studi regolari). Successivamente approfondì, da autodidatta, gli studi letterari. A 24 anni pubblicò il suo primo romanzo: "Anime oneste" e collaborò con diverse riviste. Nel 1900, sposò Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, conosciuto a Cagliari e si trasferì a Roma dove rimase per il resto della sua vita.

    La sua opera fu apprezzata da Luigi Capuana e Giovanni Verga e fu presto confermata come scrittrice, riconosciuta e stimata anche all'estero.

    Il sapore vagamente verista della sua produzione le procurò le antipatie degli abitanti di Nuoro, in cui le storie erano ambientate. I suoi concittadini erano infatti dell'opinione che de-scrivesse la Sardegna come terra rude, rustica e quindi arretrata. In realtà non era intenzione della Deledda assumersi un impegno sociale come quello che spesso caratterizzò il Verismo.

    In una sua lettera scrive: "Leggo relativamente poco, ma cose buone e cerco sempre di migliorare il mio stile. Io scrivo ancora male in italiano - ma anche perché ero abituata al dialetto sardo che è per se stesso una lingua diversa dall'italiana".

     

     

     

  • Gustave Flaubert

    Gustave Flaubert

    Gustave Flaubert (Rouen, 12 dicembre 1821 – Croisset, 8 maggio 1880) è stato uno scrittore francese. È considerato l'iniziatore del naturalismo nella letteratura francese ed è conosciuto soprattutto per essere l'autore del romanzo Madame Bovary e per l'accusa di immoralità che questa opera gli procurò. Tuttavia Flaubert viene ricordato in ambito letterario anche per opere quali L'educazione sentimentale e Salammbô, oltre che per la sua passione per lo stile e l'estetica.

    Nato a Rouen nel 1821, figlio secondogenito del chirurgo Achille-Cléophas Flaubert (1784-1846), originario della Champagne e discendente da una famiglia di veterinari, e di Anne Justine Caroline Fleuriot (1793-1872), di stirpe normanna.

    I genitori si sposano nel 1812 e hanno un primo figlio (chiamato Achille come il padre) l'anno successivo, poi altri bambini (Carolina, Émile-Cléophas e Jules-Alfred) che muoiono presto, quindi Gustave e poi, nel 1824 la sorella Caroline.

    Di indole pigra e con qualche difficoltà d'espressione, il piccolo Gustave si lega molto all'amico Ernest Chevalier, con il quale si propone di scrivere a due e che cerca di rendere partecipe dei primi sogni letterari, immaginando continuamente personaggi e scrivendo dialoghi e lettere, fino alle prime prove concluse, che risalgono agli anni passati nel Collège Royal di Rouen (dal 1831).

    Nel 1836 sulla spiaggia di Trouville incontra Elise Foucault, ragazza sposata che sarà oggetto della grande e mai soddisfatta passione della vita dello scrittore; da questa esperienza trarrà ispirazione per il suo lavoro "L'educazione sentimentale" (1843-45).

    Nel 1841, per volere del padre, si iscrive alla facoltà di diritto di Parigi dove si trasferisce l'anno successivo, ma rientra subito a Rouen, decidendo di proseguire gli studi in casa. Nel 1844 Gustave Flaubert viene colpito dal suo primo attacco di epilessia; lascia gli studi e torna a Rouen. Nel 1844, abbandona quindi gli studi universitari e si dedica interamente alla letteratura, in particolare subito a L'educazione sentimentale (1845).

    Il padre nel frattempo rivende la proprietà di famiglia e fa ristrutturare una casa a Croisset, oggi nel comune di Canteleu, alcuni chilometri a valle di Rouen, il fratello Achille è diventato a sua volta medico, e la sorella Caroline sposa un vecchio compagno di collegio di Gustave, tale Émile Hamard. Durante il loro viaggio di nozze, accompagnati dai genitori di lei e da Gustave (che cerca di ritrovare i suoi amori, scoprendo che si sono trasferiti altrove) vanno anche a Genova, dove rimane colpito da un quadro di Bruegel raffigurante La tentazione di S. Antonio. In seguito alla morte del padre e della sorella (nel 1846), che lascia una bambina neonata (chiamata anche lei Caroline), tutto sembra crollare e Gustave si ritira con la madre e la nipotina a Croisset (ma tiene per sé anche un piccolo appartamento a Rouen), dove passerà gran parte della sua vita.

    Flaubert in un ritratto di Eugène Giraud

    Durante una visita a Parigi nel luglio 1846, conosce la poetessa Louise Colet (nata Revoil), sposata a un flautista e amante del filosofo Victor Cousin, frequentatrice dei migliori salotti e spregiudicata. I due hanno subito una relazione molto coinvolgente.

    Dopo vari viaggi, Flaubert riprende in mano il suo capolavoro, Madame Bovary; frutto di una lunga gestazione, dal 1837 al 1856, rappresentando l'insoddisfazione della giovane moglie di un medico di provincia che sogna una vita diversa, affascinante e capace di appagarla sul piano dei sentimenti; la sua meta sognata è Parigi, mentre il disgusto per il marito goffo, rozzo e dalla «conversazione piatta come un marciapiede» la travolge.

    Tutta la casa si riorganizza attorno al suo lavoro, la madre, la domestica, il cameriere, la nipote rispettano i suoi riposi e gli eccessi, e Gustave scrive fino a tardi, torna sulle stesse frasi molte volte, recita ad alta voce, si fa ossessionare dal libro, ne scrive a Louise Colet che vorrebbe si vedessero, però lui si rifiuta e la respinge fino agli ultimi incontri deludenti di novembre 1853 e febbraio 1854 a Parigi. La corrispondenza tra i due continua, ma senza vincoli affettivi, e all'inizio del 1855 lui nemmeno l'avverte di una sua visita in città. Lei viene a saperlo, si presenta in albergo ma non lo trova, gli lascia diversi biglietti, ma ormai è la rottura definitiva. La pubblicazione del romanzo su «La Revue de Paris» tra tagli, note d'autore, polemiche, tentativi di censura e discussioni porta Gustave a doversi difendere davanti al tribunale per offesa al buon costume.

    Il 7 febbraio 1857 la sentenza d'assoluzione lo trova spossato più che felice; confida a un amico di non avere più voglia di pubblicare.

    Nel 1872 muore la madre. Nel 1875 per salvare dal fallimento il marito della nipote, vende tutte le proprietà e si riduce a vivere con gli scarsi proventi del suo lavoro di scrittore.

    Nel 1874 pubblica finalmente La tentazione di Sant'Antonio, ma nuovamente la critica lo stronca oppure lo ignora. Ha anche problemi economici, deve lasciare la casa di Rue Murillo per abitare in un piccolo appartamento del Faubourg Saint-Honoré, accanto alla nipote (che però vive più stabilmente a Dieppe e il cui marito ha fatto a sua volta speculazioni azzardate). Flaubert è sempre più smarrito, frequenta solo pochi amici, ma scrive i Tre racconti (stampati nel 1877 in volume, questa volta la critica è indulgente, ma i lettori sono pochi).

    Improvvisamente l'8 maggio del 1880, dopo aver fatto un bagno caldo, con le valigie pronte per tornare a Parigi, a 59 anni, muore, probabilmente per un'emorragia cerebrale. Il «discepolo» Maupassant arriva subito, e Flaubert viene sepolto a Rouen in presenza di pochi amici.

  • Henrik Ibsen

    Henrik Ibsen

    (Skien, 20 marzo 1828 – Oslo, 23 maggio 1906) è stato uno scrittore e drammaturgo norvegese. È considerato il padre della drammaturgia moderna, per aver portato nel teatro la dimensione più intima della borghesia ottocentesca, mettendone a nudo le contraddizioni ed il profondo maschilismo.

  • Howard Phillips Lovecraft

    Howard Phillips Lovecraft

    Howard Phillips Lovecraft (Providence, 20 agosto 1890 – Providence, 15 marzo 1937) è stato uno scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense, riconosciuto tra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme ad Edgar Allan Poe e considerato da molti uno dei precursori della fantascienza angloamericana.

    Autore di numerosi racconti, tra cui Il caso di Charles Dexter Ward, non giunse mai alla fama se non dopo la sua morte.

    Figlio unico, all'età di 8 anni perderà il padre che, malato di sifilide, morirà in manicomio.

    Lovecraft venne quindi cresciuto dalla madre, da due zie e dal nonno che, appassionato di letteratura gotica, lo incoraggiò nella lettura.

    Nel 1900 cadde preda dei primi esaurimenti nervosi, forse provocati dall'atteggiamento iperprotettivo, morboso della madre che imbottirà e smusserà gli angoli dei mobili, per evitare che Howard Phillips, che ha 10 anni, possa farsi male. Ed arriverà al punto di vietare a Lovecraft di uscire per strada, per l'eccessiva bruttezza del bambino.

    Lovecraft intraprese la carriera liceale, ma nel 1905 cadde da un impalcatura procurandosi un trauma cranico, in seguito al quale dovette ritirarsi dalla scuola e soffrì di mal di testa per tutta la vita.

    Nel 1911 un rovescio economico travolse madre e figlio. Lovecraft per tutta la vita non uscirà più da una povertà angustiante.

    Nel 1915 cominciò a revisionare manoscritti altrui, suo unico lavoro continuativo fino alla morte.

    Nel 1919, dopo aver sofferto per un lungo periodo di isteria e depressione, sua madre verrà ricoverata nello stesso ospedale dove il marito era morto qualche anno prima ed anche lei non ne uscirà più.

    Lovecraft morirà il 15 marzo del 1937 a 47 anni, per un tumore intestinale.

     

     

     

  • Jack London

    Jack London

    Jack London (San Francisco, 12 gennaio 1876 – Glen Ellen, 22 novembre 1916), pseudonimo di John Griffith Chaney, è una delle più singolari e romanzesche figure della letteratura americana. Figlio illegittimo, di un astrologo ambulante irlandese, William Henry Chaney, e di Flora Wellman figlia di un ricco inventore dell'Ohio. Il padre si disinteressò di lui, anche perché otto mesi dopo la sua nascita la madre si risposò con John London, contadino vedovo con due figli. Fu allevato da una nutrice nera e da un padre adottivo che passava da un fallimento commerciale all'altro, si fece precocemente adulto sui moli di Oakland e sulle acque della baia di San Francisco insieme a compagnie poco raccomandabili. Durante la gioventù, London frequentò diversi centri di rieducazione dove visse per diversi mesi, poi si diede al vagabondaggio per gli Stati Uniti, di cui tenne un diario trasformato anni dopo nel romanzo itinerante The Road.

    Nel 1894, volendo iscriversi alla Berkeley University, decise di concludere gli studi secondari, finanziandosi con lavoretti di pulizia nella scuola, sul giornale della quale scrisse alcuni racconti ispirati soprattutto a Stevenson e Kipling. Due anni dopo si iscrisse a Berkeley e si diede a un'intensa e confusa attività politica, invocando la lotta di classe, la rivoluzione, ma interessandosi anche a Darwin e all'evoluzionismo e aderì alle teorie relative alla sopravvivenza del più forte sul più debole proprie del darwinismo sociale, il quale ritiene che il concetto di lotta per la vita e la morte debba essere la regola delle comunità umane. Nel 1897 lasciò l'università a causa di problemi finanziari.

    Passò da un lavoro all'altro senza troppe difficoltà: cacciatore di foche, avventuriero, venne coinvolto egli stesso nelle famose spedizioni in Canada alla ricerca del mitico oro del Klondìke. Jack London ha comunque sempre coltivato e custodito dentro di sè il "morbo" della letteratura, essendo costituzionalmente un gran divoratore di libri di ogni genere. Così verso il 1916 London giunge finalmente al successo, seppur con alti a bassi notevoli, come scrittore, giornalista e inviato speciale, e ben presto diventa uno tra i più prolifici, famosi e meglio retribuiti del suo tempo: in tutta la sua carriera letteraria scrisse oltre 50 volumi. Il suo spirito era però perennemente insoddisfatto e ne sono testimonianza i continui problemi di alcool e gli eccessi che hanno contrassegnato la sua vita.

    Nel 1903 (dopo un viaggio in Gran Bretagna) scrive Il richiamo della foresta, pubblicato in seguito in circa 6.500.000 esemplari solo in lingua inglese, ma pagato all'autore solo una somma irrisoria, diritti compresi.

    Nel 1909 scrive l'indimenticabile "Martin Eden", una sorta di libera autobiografia in terza persona. La storia di un giovane marinaio dall'animo ipersensibile che si scopre scrittore e una volta raggiunta la fama si autodistrugge, anche a causa delle netta percezione di essere comunque un "diverso" rispetto alla società fine e colta rappresentata dalla benestante ed educata borghesia.

    Jack London scrisse romanzi di vario genere, da quelli avventurosi come "Il richiamo della foresta" (pubblicato nel 1903) a "Zanna Bianca" (1906), a quelli appunto autobiografici, fra cui si ricordano fra l'altro "In strada" (1901), il già citato "Martin Eden" (1909) e "John Barleycorn" (1913). Si è cimentato anche con la fantapolitica ("Il tallone di ferro") e ha scritto numerosi racconti, tra cui spiccano "Il silenzio bianco", e "Farsi un fuoco" (1910). Psicologico, filosofico e introspettivo è "Il vagabondo delle stelle" (The Star Rover oppure The Jacket), del 1915.Più volte si è dedicato al reportage (come quello, del 1904, sulla guerra russo-giapponese) e alla saggistica e trattatistica politica ("Il popolo dell'abisso", celebre inchiesta, condotta di prima mano, sulla povertà nell'East End di Londra).

    Nel 1910 acquista il Beauty Ranch, a Glen Ellen, Sonoma County, California, dove muore nel 1916 a soli 40 anni, probabilmente per un'overdose di antidolorifici, sulla volontarietà o meno della cui assunzione si è dibattuto a lungo. Si è sostenuta particolarmente la tesi del suicidio, quella di un'overdose puramente accidentale e quella di una necessità di assumere molti farmaci, a causa del dolore fisico, anche sfiorando il limite e alla fine superandolo e incorrendo nell'overdose fatale.

    Un recente studio realizzato negli Stati Uniti da medici della Divisione di Nefrologia e Ipertensione della facoltà di Medicina della University of North Carolina, partendo dal fatto che lo scrittore in una fotografia presenta sul viso i segni di una dermatite da mercurio, metallo utilizzato nella terapia della sifilide, ha sostenuto che è verosimile che questa malattia venerea possa essere stata la causa della morte di Jack London, o in alternativa, la causa dei dolori cronici di cui soffriva, al punto da costringerlo ad assumere molti antidolorifici; inoltre la tossicità del mercurio avrebbe accelerato il decorso fatale, anziché rallentarlo.

    Gli scritti di Jack London hanno avuto, e continuano ad avere, una diffusione enorme, specie tra il pubblico popolare d'Europa e dell'Unione Sovietica. Non altrettanta fortuna ha però avuto questo irruento ed istintivo scrittore presso i critici, specie quelli accademici; soltanto in anni recenti si è assistito, sia in Francia sia in Italia, a una larga rivalutazione, soprattutto a opera di critici militanti della sinistra, grazie alle tematiche affrontate nei suoi romanzi, spesso orientate alla descrizione di ambienti rozzi e degradati tipici delle classi subalterne, con storie incentrate su avventurieri e diseredati, impegnati in lotte spietate e selvagge per la sopravvivenza, in ambienti esotici o insoliti: i mari del Sud, i ghiacciai dell'Alaska, i bassifondi delle grandi metropoli.

    Al di là di queste rivalutazioni postume, di cui in fondo London per sua fortuna non ha mai avuto bisogno, è sempre stato riconosciuto a questo scrittore anti-accademico un talento narrativo "naturale", meglio espresso nella dimensione ridotta dei racconti. La sua narrativa è caratterizzata infatti da un grande ritmo, da intrecci avvincenti e originalità nella scelta dei paesaggi. Il suo stile è asciutto, giornalistico.

    Quella che viene ora rivalutata è però la sua capacità di cogliere con immediatezza contrasti e contraddizioni non solo personali, ma collettivi e sociali, in particolare taluni conflitti caratteristici del movimento operaio e socialista americano di fine secolo.

  • Jane Austen

    Jane Austen

    Jane Austen (Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817) nacque in un piccolo villaggio nel sud dell'Inghilterra, dove visse con i sette fratelli ed il padre, il pastore anglicano del luogo, a cui deve la sua formazione culturale. Non si sposò mai e morì a 42 anni a causa del morbo di Addison.

  • Jane Webster

    Jane Webster

    Jean Webster, pseudonimo di Alice Jane Chandler Webster (Fredonia, 11 luglio 1876 – New York, 11 giugno 1916), è stata una scrittrice statunitense.

    Sua madre era la nipote dello scrittore Mark Twain.

    Il suo romanzo più noto è Papà Gambalunga, scritto nel 1912 ed adattato nel film omonimo con Fred Astaire e Leslie Caron (1955). Più recentemente il romanzo è stato riproposto in una serie animata giapponese (1991) ed in un film coreano (2004).

  • Jerome Klapka Jerome

    Jerome Klapka Jerome

    Jerome Klapka Jerome (Walsall, 2 maggio 1859 – Northampton, 14 giugno 1927) E' stato un grande scrittore, giornalista e umorista britannico. Il suo nome è soprattutto associato alla sua opera più famosa, il romanzo "Tre uomini in barca". Ed è ritenuto uno tra i maggiori scrittori umoristici inglesi. Il suo umorismo scaturiva dall'osservazione delle situazioni più comuni e quotidiane.

  • Joseph Conrad

    Joseph Conrad

    Joseph Conrad, nato Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski (Berdyčiv, 3 dicembre 1857 – Bishopsbourne, 3 agosto 1924), è stato uno scrittore polacco naturalizzato britannico. Considerato uno dei più importanti scrittori moderni inglesi di fine Ottocento, inizi Novecento, grazie ad un ricchissimo linguaggio (nonostante l'inglese fosse soltanto la sua terza lingua, dopo quella polacca e quella francese). La sua famiglia apparteneva alla nobiltà terriera della Polonia, a quel tempo annessa alla Russia. Il padre di Conrad, patriota e uomo di lettere, morì nel 1867, dopo molti anni di esilio politico (la madre era morta nel 1865). Affidato alla tutela di uno zio, Conrad compì gli studi secondari a Cracovia. A diciassette anni partì per Marsiglia, dove s’imbarcò come semplice marinaio. Servì nella marina mercantile francese e, dal 1878, in quella britannica, dove raggiunse il grado di capitano di lungo corso. Nel 1886 diventò cittadino inglese.

    L’attenzione ottenuta dal suo primo romanzo e l’incoraggiamento di alcuni scrittori lo indussero, lasciata la marina e stabilitosi in Inghilterra, a dedicarsi interamente all’attività letteraria.

    Il primo romanzo, "La follia di Almayer" ("Almayer’s folly"), uscì nel 1895. Seguirono "Un reietto delle isole" ("An outcast of the islands", 1896) e "Il negro del «Narciso»" ("The nigger of the «Narcissus»", 1898). In "Lord Jim" (1900), uno dei suoi capolavori, Conrad adottò per la prima volta con grande efficacia la tecnica del racconto nel racconto. Le raccolte di novelle e i romanzi brevi, Gioventù (Youth, 1902), "Cuore di tenebra" ("Heart of darkness", 1902), "Tifone" ("Typhoon", 1903), e il romanzo "Nostromo" (1904) concludono la prima fase della sua produzione. I romanzi «politici» "L’agente segreto" ("The secret agent", 1907) e "Con gli occhi dell’Occidente" ("Under western eyes", 1911) contengono una violenta denuncia del dispotismo zarista ma rivelano anche l’avversione di Conrad per le idee rivoluzionarie, negatrici della libertà individuale. I luoghi esotici e il mare ritornano nei libri successivi. Ricordiamo: "Racconti di mare e di costa" ("Twixt land and sea", 1912), "Caso" ("Chance", 1914), "Vittoria" ("Victory", 1915), "La linea d’ombra" ("The shadow line", 1917), "La liberazione" ("The rescue", 1920).

    Il suo originale stile narrativo e i suoi anti-eroici personaggi hanno influenzato molti scrittori, tra cui Ernest Hemingway, David Herbert Lawrence, Graham Greene, William S. Burroughs, Joseph Heller, V.S. Naipaul e John Maxwell Coetzee. Ha ispirato inoltre diversi film, tra cui Lord Jim e Apocalypse Now (tratto dal suo Cuore di tenebra).

    Joseph Conrad morì a Bishopsbourne nel Kent, Inghilterra, il 3 agosto del 1924, a 67 anni, per arresto cardiaco. Fu seppellito nel cimitero di Canterbury, con il nome di Korzeniowski.

  • Joseph Roth

    Joseph Roth

    Joseph Roth (Brody, 2 settembre 1894 – Parigi, 27 maggio 1939) è stato uno scrittore e giornalista austriaco. Grande cantore della finis Austriae, della dissoluzione dell'impero austro-ungarico che aveva riunito popoli di origini disparate, con lingue, religioni, tradizioni diverse. Lui stesso era nato alla periferia dell'impero, nella parte orientale della Polonia.

    La madre, Maria Grübel, apparteneva ad una famiglia ebrea residente a Brody; il padre, Nachum Roth, proveniva da un ambiente chassidico ortodosso. Al tempo del matrimonio (1892) era commerciante di cereali per una ditta di Amburgo. Egli doveva regolarmente andare ad Amburgo per affari. In un viaggio di ritorno, per il suo strano comportamento in treno, fu ricoverato dapprima in una casa di cura per malati mentali, quindi fu consegnato ai suoi parenti galiziani, che lo affidarono alla sorveglianza di un rabbino "guaritore" russo-polacco, in casa del quale l'anno dopo fu trovato da uno zio di Roth. Quest'ultimo descrisse suo padre come molto bello, sempre sorridente e del tutto incapace d'intendere e di volere.

    Roth più tardi raccontò di avere sofferto povertà e miseria. Tuttavia, fotografie dell'epoca e i racconti dei suoi parenti indicano una condizione di vita non proprio di benessere ma borghesemente decorosa: la madre aveva una cameriera, egli prese lezioni di violino e frequentò il ginnasio. Il rapporto con la madre non è particolarmente felice, anche a causa della vita ritirata che ella decide di condurre, incentrata quasi esclusivamente sull'educazione del figlio. Dopo il ginnasio, Joseph Roth si trasferisce, e durante gli anni dell'Università, frequentata a Vienna, scrive le sue prime poesie. Trasferitosi presso uno zio materno a Leopoli, diventa amico delle cugine Paula e Resia. Dopo aver studiato con passione la letteratura tedesca, deve fare i conti, a poco più di vent'anni, con la guerra: dapprima pacifista, si arruola dopo aver cambiato idea.

    Intorno al 1925 deve affrontare i primi sintomi della malattia mentale che ha colpito la moglie Frieferike Reichler, sposata nel 1922 a Vienna. La donna, verso cui Roth mostrò segni di gelosia patologica, si comporta in maniera tale da rendere obbligatorio il ricovero in una casa di cura. Roth entra in crisi per la vicenda, arrivando a incolparsi della situazione e non riuscendo ad accettare la malattia: inizia, quindi, a bere alcolici in quantità spropositate, con conseguenze negative per il suo stato di salute e per la sua situazione economica e nel 1935 Roth chiese il divorzio. Conobbe diverse donne con le quali ebbe relazioni di varia durata. Dapprima, per pochi mesi, l'attrice Sybil Rares; poi, per sei anni dal 1929, Andrea Manga Bell, di Amburgo, sposata infelicemente con il "principe di Douala e Bonanyo" del Camerun, un tempo colonia tedesca. Essa manteneva i suoi figli con il lavoro di redattrice. Roth fu affascinato dalla sua autonomia e dalle origini esotiche (era figlia di una cubana di colore). Ben presto andarono a vivere insieme, con i due bambini. Quando Roth dovette emigrare, lei e i figli lo seguirono. Col tempo però si crearono attriti, perché Roth attribuiva i persistenti problemi finanziari al carico della famiglia Manga Bell. Ragione più probabile della rottura fu l'estrema gelosia di Roth, che è anche documentata nel matrimonio e nelle altre relazioni di Roth.

    All'inizio di luglio del 1936 Roth fu invitato da Stefan Zweig a Ostenda, dove incontrò la scrittrice Irmgard Keun che vi era emigrata. L'interesse fu reciproco. Vissero insieme a Parigi dal 1936 al 1938. Entrambi bevevano molto. Anche questa relazione si interruppe bruscamente, secondo la Keun per la gelosia di Roth.

    Negli ultimi anni la salute e la situazione economica di Roth peggiorarono rapidamente. Nel 1937 dovette lasciare l'Hotel Foyot, dove aveva vissuto per dieci anni, perché pericolante.

    Il 23 maggio 1939 fu trasferito all'Ospedale Necker (l'ospizio dei poveri) e il 27 maggio a 44 anni, morì per una polmonite bilaterale non diagnosticata tempestivamente. L'esito fatale della malattia fu favorito da una crisi di delirium tremens.

  • Luca Masini

    Luca Masini

    Luca Masini

    Sono nato a Firenze ed ho due grandi passioni: i libri gialli e la musica. A disciplinarmi nello scrivere è stata la scrittrice fiorentina Paola Presciuttini. Spero che un giorno possa esser fiera di me. L’elenco della mia produzione letteraria è ancora piuttosto corto, ma spero di allungarlo nel giro dei prossimi anni. Per chi desidera leggermi, questi sono i miei due libri in commercio:”Quinto comandamento” e “Sotto la sabbia”. A questi due romanzi si aggiungono anche due antologie all’interno delle quali sono collocate due miei racconti: “Naturamica” e “Scrittura italiana”. Dal luglio 2006 collaboro con la Redazione di DANAE (Distribuzione Autonoma Nazionale Esordienti.

  • Luciano Luciani

    Luciano Luciani

    Luciano Luciani. Nato a Roma, vive e lavora a Lucca. In passato docente di italiano e latino, ha sempre avuto in grande stima i suoi studenti e in altrettanta uggia i dirigenti scolastici. Sfornito di patente di guida, conduce vita appartata. Un po' per celia e un po' per non morire, da oltre trent'anni collabora con tutte le testate locali e nazionali che dimostrano una qualche attenzione per le sue "robe": noterelle di microstoria, di letterature minori, di varia e trascurata umanità. Ama i gatti, gli antichi toscani, i gialli nerissimi.

     

  • Lucy Maud Montgomery

    Lucy Maud Montgomery

    Lucy Maud Montgomery nacque a Clifton, il 30 novembre 1874. Sua madre, Clara morì quando Lucy aveva 1 anno e 9 mesi. Suo padre Hugh John Montgomery affidò la figlia ai nonni materni nei pressi di Cavendish e fu educata in modo rigoroso e severo. La sua infanzia fu molto solitaria e la Montgomery attribuì a questo periodo della sua vita, in cui si creava amici e mondi immaginari per contrastare la solitudine, l'aver sviluppato una mente creativa.

    Insegnò nelle scuole dell'isola e cominciò a pubblicare racconti e poesie su giornali e riviste. Nel 1908 fu pubblicato il suo primo romanzo Anne of Green Gables, che ebbe un successo immediato e la consacrò definitivamente come scrittrice, attività che svolse con costanza per il resto della vita.

    Nel 1911 sposò il parroco Ewen Macdonald ed ebbero tre figli: Chester, Hugh (nato morto) e Stuart.

    Morì a 68 anni, il 24 aprile 1942, a Toronto, Canada.

     

  • Luigi Pirandello

    Luigi Pirandello

    (Agrigento, 12 gennaio 1867— Roma, 10 dicembre 1936) Nato da una famiglia agiata, fin da piccolo soffriva d’insonnia, dormendo solo 3 ore per notte. Frequentò il ginnasio e si appassionò subito alla letteratura. Da un matrimonio concordato, nacque l’amore per Maria Antonietta Portulano, da cui ebbe tre figli. Ma anni dopo Antonietta si ammalò e fu ricoverata in un ospedale psichiatrico. Questo avvicinò Pirandello ad approfondire la psicanalisi. Nel 1934 vinse il premio Nobel per la letteratura.

     

  • Manfredi Rimbotti

    Manfredi Rimbotti

    Nato a Firenze dove lavora presso l'ufficio legale di una nota banca. Da sempre divide la propria vita fra la scrivania e le sue maggiori passioni: la musica – è componente di una locale rock band e la scrittura, alla quale si dedica fin dai tempi del liceo.

  • Marco Vichi

    Marco Vichi

    Marco Vichi , [Firenze, 1957], figura rilevante fra gli scrittori italiani, pubblica romanzi e racconti dal 1999, e nel 2002 inizia la fortunata serie del Commissario Bordelli. Ha scritto sceneggiature, testi teatrali, testi per canzoni, cura antologie di letteratura, scrive su quotidiani e riviste nazionali.

  • Neera alias Anna Zuccari

    Neera alias Anna Zuccari

    (Milano, 7 maggio 1846—Milano, 13 luglio 1918) rimasta orfana nel 1866, fu costretta a trasferirsi a Caravaggio, presso due zie nubili, in precarie condizioni economiche. Si sposò con Emilio Radius, banchiere, nel 1871 . Si trasferì a Milano, ed ebbe due figli: Adolfo e Maria.

    Nel 1875 esordì come scrittrice su importanti riviste letterarie. Scrittrice prolifica e di successo, aderì alla corrente letteraria del Verismo.. Tema dominante della sua narrativa è la condizione femminile..

  • Oscar Wilde

    Oscar Wilde

    Oscar Fingal O'Flaherty Wills Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900) E' stato uno scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. Scrittore impudente dalle parole semplici .Figlio di un oculista di fama europea, e di una poetessa che aveva appoggiato l'indipendenza irlandese, vinse una borsa di studio per il Magdalene College di Oxford e lo lasciò con un' eccellente laurea, nel 1878. Dopo la laurea, con la sua piccola ma giá esistente reputazione di poeta, si stabilisce a Londra. Nel 1884 sposò Costance Lloyd, figlia di un avvocato di Dublino, con cui fece due figli, ma il matrimonio finì intorno al 1893, pochi anni dopo l'incontro con Alfred Douglas, un aristocratico, poeta, di cui si era innamorato e che gli fu fatale. Che Wilde si dedicasse all'omosessualità fin dagli anni del college e durante il matrimonio,lo sapevano in molti, ma era una delle tante eccentricità che gli si perdonava o si sopportava, in cambio della sua conversazione, della fantasia, cultura e fascino...ma quando nella vita di Wilde arrivò il Douglas detto ”Bosie”, figlio di un Lord, le cose cambiarono. Il padre di Bosie insultò pubblicamente Wilde, dandogli del sodomita, e Wilde si lasciò coinvolgere nella lotta tra padre e figlio già esistente, denunciando il Lord per diffamazione. Causa che perse, perchè di prove della sua omosessualità ce ne erano parecchie: non era una diffamazione! Gli diedero il massimo della pena, per sodomia, due anni di lavori forzati, e conseguente rovina finanziaria.

  • Paola Cannas

    Paola Cannas

    Poetessa e mamma di Marco Vichi

  • Paolo Viglianisi

    Paolo Viglianisi

    Paolo Viglianisi è nato a Palermo, dove ha vissuto fino ai ventiquattro anni. Dopo una parentesi di tre anni a Chicago (Stati Uniti), si è trasferito a Roma, sua città d’adozione, dove attualmente vive. Una carriera di circa vent’anni nel settore dell’Information and Communication Technology (è dirigente d’azienda in una multinazionale americana) ed una grande passione per la scrittura che ha trovato sfogo dapprima come collaboratore free-lance per un quotidiano, poi come autore di vari racconti. A un terzo dei Mille è il suo primo romanzo breve.

  • Robert Louis Stevenson

    Robert Louis Stevenson

    Robert Louis Balfor Stevenson (Edimburgo, 13 novembre 1850 - Samoa, 3 dicembre 1894) figlio unico di un'antica famiglia scozzese. Colpito dalla tubercolosi durante l'infanzia, come il nonno e la mamma, viaggiò molto per ragioni di salute, in Europa e in America. S'iscrisse, secondo la tradizione familiare, alla facoltà di ingegneria ma preferì dedicarsi alla letteratura e finì con il cambiare facoltà verso giurisprudenza e poi abbandonare gli studi. Nel 1878, durante un viaggio, incontrò Fanny Van de Grift Osbourne, una signora americana separata con due figli e di dieci anni più grande di lui, .che era venuta a trascorrere qualche tempo in Europa, con cui si sposò due anni dopo. Negli anni che seguirono la salute peggiorò e Chesterton disse di lui: «la carta dei suoi viaggi è in realtà una carta di luoghi di cura». Nel 1889 si stabilì definitivamente a Vailima, dove si costruì una casa dopo aver comperato 300 acri di bosco; vi condusse vita patriarcale con la sua famiglia e tutto un seguito di fedeli, prendendo parte attiva alla vita e agli affari politici dell'isola; per gli indigeni non fu soltanto «Tusitala», il narratore di storie, ma un potente capo bianco, un saggio protettore, un amico affettuoso. La sua salute migliorò in quel clima e con quella vita; egli stesso dice che gli sembrava un sogno la forza riconquistata, e poter vivere di nuovo in mezzo agli uomini, e andare in barca, a caccia, nuotare e vibrare l'ascia nella foresta, e fu felice. Ma pochi anni dopo, alla fine di novembre 1894, fu colto da un nuovo attacco del suo male, che lo spense ai primi di dicembre, a soli 44 anni.

  • Vamba - Luigi Bertelli

    Vamba - Luigi Bertelli

    Luigi Bertelli (Firenze, 19 marzo 1858 – Firenze, 27 novembre 1920) è stato uno scrittore e giornalista italiano, autore delle avventure di un popolare personaggio d'inizio Novecento: Gian Burrasca. È più noto con lo pseudonimo di Vamba, nome del buffone di Cedric il Sassone nel romanzo Ivanhoe di Walter Scott.